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campo scuola

 

è così che li chiamavano al

corso d’addestramento

sulle colline e nei campi dei

più caldi giorni d’estate,

i Rossi e i Blu,

avevamo fucili ma niente proiettili

e gli ufficiali avevano sciabole di legno

e ci buttavamo avanti

e ci tuffavamo sul ventre,

riparandoci dietro i cespugli

mentre il generale impettito

sulla collina

avrebbe deciso

a chi

sarebbe andata la vittoria.

ci insegnavano

come ucciderci l’un

l’altro.

ma la cosa più buffa era

quando le due parti

si trovavano di fronte

all’improvviso,

i Rossi e i Blu.

(ci distinguevano

i nastri colorati

sui fucili.)

ma io avevo da un pezzo

strappato il mio.

e ci venimmo

incontro, eccitati,

cominciando a usare il calcio

dei fucili

e gli ufficiali brandivano

le spade ognuno

rivendicando vittoria

e c’erano nasi sanguinanti,

crani fratturati,

un braccio rotto

e io mi sedetti sotto

un albero a guardare il

tutto

dall’alto della

collina

guardava anche

il generale impettito

dentro il suo

polveroso binocolo.

era ormai senile

e perdeva piccole gocce di bava

dagli angoli

della bocca.

 

Los Angeles, California,

estate 1938.

sabato.

la morte aveva un piccolo

baffo nero

e ci aspettò

e molti di noi

la incontrarono.